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Coronavirus : Comunicato della Basilica di S.Croce in Torre del Greco (Napoli) dopo lo stop alle cerimonie religiose.

Lettera aperta di Don Giosuè Lombardo e Don Antonio Germano dell’8 marzo 2020.

“Carissimi parrocchiani,questa sera prima di chiudere le porte della Basilica con don Antonio e i giovani abbiamo predisposto dei banchi, alla dovuta distanza, alla cappella dell’Immacolata e del Santissimo Sacramento, perché da domani c’é spazio solo per la preghiera personale.

É il tempo per la preghiera adulta, responsabile, fervorosa. É il tempo e lo spazio affidato ad ognuno di noi. Vi confido che nel chiudere le porte della Basilica , ho provato un dolore simile a quando ho dato l’ultimo saluto ai miei genitori.

Tanti pensieri, un miscuglio di emozioni, tanti interrogativi mi hanno accompagnato e mi accompagnano in questo tempo di prova. In questi pensieri ed interrogativi ci siete tutti voi, il nostro cammino di Fede, i nostri ragazzi i nostri giovani, gli anziani che in Basilica e nell’Eucaristia quotidiana trovano la forza per andare avanti.

Ora la forza ci verrà dall’adorazione, dal rosario, dalla lettura del Vangelo, dal raccoglimento che troveremo sotto le volte della nostra Basilica e speriamo che potremo farlo ancora a lungo…. “La messa é il tesoro infinito della vita cristiana” amava ripetere San Vincenzo Romano.

Siccome la fede ci dice che é così, nei prossimi giorni sperimenteremo la più grande delle povertà, ma da questo digiuno nascerà una nuova fame: fame di Dio e del suo Regno.

Nella messa che concelebrerò, tutti i giorni, con don Antonio, ci sarete tutti voi con le vostre attese e speranze.

Vi allego la preghiera che ho già condiviso sulle pagine social della Basilica e dell’Oratorio, facciamola nostra per dare senso, orientamento, contenuto e speranza ai giorni che ci sono dinanzi.

“Giorni lunghi e amari men tre il seme muore…” come cantiamo… Soffriamo ed offriamo con Maria”

Buon Cammino verso la Pasqua di Risurrezione

Unito a don Antonio, vi benedico
il vostro parroco don Giosuè

Così, Maestro
non celebreremo più la Cena
nelle nostre comunità,
l’Eucarestia che nutre il nostro cammino,
e non sappiamo fino a quando.

Siamo smarriti e confusi,
attoniti e perplessi.
Ma, responsabilmente,
ci atteniamo a quanto ci viene chiesto
per fermare il contagio
e salvare i deboli, come tu ci hai insegnato.

Che questo digiuno
più duro di ogni digiuno,
ci converta nel profondo,
ci aiuti a ritrovare la fede dei martiri,
l’ardore degli innamorati,
ci unisca alla comunità perseguitate
a quante non possono celebrare per mancanza di preti,
ci apra la mente e il cuore
per capire quale dono abbiamo fra le mani,
quale sorgente inesauribile
custodiamo
troppo spesso con colpevole indifferenza.

Sia, questo tempo di digiuno,
desiderio
fiamma che si ravviva
attesa
della Pasqua.

Grazie, Signore
per questo inatteso
ed esigente segno.
Rendici capaci.
(P. Curtaz).

Restiamo uniti in preghiera.