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“Stabat Mater”: venerdì 18 aprile Basilica di Santa Croce

Carissimi torresi,venerdì 18 aprile, alle ore 20:30, presso la Basilica Pontificia di Santa Croce in Torre del Greco (Napoli), si terrà il concerto di musica sacra “Stabat Mater” di Giovan Battista Pergolesi, eseguito dall’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli diretta dal Maestro Ivano Caiazza.L’evento – a partecipazione gratuita – è promosso dal Comune di Torre del Greco in occasione della ricorrenza di Pasqua.Lo “Stabat Mater” è una melodia gregoriana in onore della Madonna. Strutturata in sequenza liturgica, fu abrogata dal Concilio di Trento e successivamente reintrodotta nella liturgia nel 1727 da Papa Benedetto XIII.La composizione dello Stabat Mater fù commissionata a Giovanni Battista Pergolesi (1710 – 1736) nel 1735 (a qualche mese dalla morte), dalla laica confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo, per officiare alla liturgia della Settimana Santa. Essa avrebbe dovuto sostituire la precedente versione di Alessandro Scarlatti, commissionata dalla medesima confraternita vent’anni prima.Il musicista, che sarebbe morto di lì a breve per tisi, terminò la composizione del brano mentre si trovava a vivere i suoi ultimi giorni nel convento dei cappuccini di Pozzuoli, dove si era ritirato per lenire il dolore del male incurabile che lo affliggeva. Studi recenti hanno però suffragato altre ipotesi che inquadrebbero sotto aspetti differenti la genesi di questa celeberrima opera musicale: intanto appare possibile che la stesura dello Stabat fosse iniziata tempo addietro, non soltanto a Napoli, dove il musicista abitava ormai da tempo, ma anche in concomitanza di altri lavori importanti che segnano non solo la sua vita ma anche la storia della musica. Ad esempio, è ipotizzato che lo Stabat Mater venne iniziato nel 1734 al tempo della composizione dell’Adriano in Siria (e soprattutto degli intermezzi Livietta e Tracollo) e soltanto terminato a Pozzuoli nel 1736 durante gli ultimi mesi della sua vita, ed insieme all’altro capolavoro sacro del compositore, ovvero il Salve Regina.Con lo studio dell’autografo, uno dei pochi rimasti e riconosciuti come autentici dell’autore, si nota però una grande fretta di scrivere, confermata da numerosi errori, parti di viole mancanti o soltanto abbozzate, e più in generale un certo disordine tipico di chi ha poco tempo davanti a sé.Quest’ultimo elemento, unito anche al significativo “Finis Laus Deo” posto in calce nell’ultima pagina, quasi un intimo ringraziamento nei confronti del Signore per avergli concesso tutto il tempo necessario per concludere l’opera prima di farlo passare a miglior vita, porta doverosi dubbi e infittisce di problematiche la vicenda. Che lo Stabat Mater fosse almeno terminato a Pozzuoli appare quasi una verità assodata, rimane da capire fino a che punto l’opera fosse già iniziata.Anche perché fu Pergolesi stesso a confidare al suo vecchio maestro Francesco Feo, andato a trovarlo per sincerarsi del suo stato di salute, che non aveva tempo per riposarsi o pensare a rimettersi, poiché l’opera andava finita, e anche in fretta.La quaresima si avvicinava, e le scadenze si facevano incombenti. Ma c’era di più: lo Stabat Mater viene da sempre considerato il testamento spirituale di Pergolesi, ed un testamento non si lascia incompleto.In una vicenda così intricata, rimangono due certezze: intanto la bellezza pura, malinconica ma non drammatica, che risplende tutta la sequenza, quasi come se Pergolesi vi si fosse rispecchiato ed avesse ritrovato gli accenti più veri del suo dolore in quel canto, forse – a detta di alcuni critici – un po’ piatto, ma sincero e profondamente sentito.In seconda analisi, il grande successo che riportò subito lo Stabat, al punto che il grande Bach decise di farsene una copia propria, un successo che commosse il mondo, come se da quella piccola celletta la musica del compositore jesino riuscisse a parlare a tutti.A tutti, per la sua semplicità (non banalità) unita a una verità ed a una varietà di stili, ad una partecipazione, che faceva intuire dove poteva arrivare Pergolesi se non fosse stato strappato al mondo ancora in giovane età.È una musica non pretenziosa, si direbbe umile, dove sono eliminati ogni sorta di virtuosismo esteriore fine a sé stesso ed ogni sorta di artificio superfluo ed inutile.Tutto sorregge il canto ed è funzionale al risplendere delle due voci femminili, e già dall’introduzione si delinea un clima commovente e malinconico, la musica prende vita, forma, diventa arte altissima e sembra quasi di scorgere il volto in lacrime della Madonna davanti al Cristo.<

br>Il programma della serata prevede l’esecuzione dei seguenti brani:
Stabat mater dolorosaCujus animam gementemO quam tristis et afflictaQuae moerebat et dolebatQuis est homoVidit suum dulcem natumEia mater fans amorisFac ut ardeat cor meumSancta mater istud agasFac ut portem Christi mortemInflammatus et accensusQuando corpus morietur
Questa la composizione dell’Orchestra:Direttore: Ivano CaiazzaSoprano: Bernadette SianoContralto: Patrizio PorzioOrgano: Celine BerenguerVoce Recitante: Sergio ValentinoViolini: Erika Gyarfas, Pasquale Murino, Domenico Siano, Liliana Rotundi, Giovanna Maggio, Roberta Roggia, Alba Ovcinnikoff, Rachel ConstableViole: Daniele Baione, Gennaro LettieriVioloncelli: Alida Dell’Acqua, Aurelio BertucciContrabbasso: Alessandro Mariani
Buon Cammino a tutti e “che a Maronna v’accupagne sempe”.Per ulteriori informazioni potete contattare direttamente laBasilica Pontificia di Santa Croce al numero telefonico: 081/8812250