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1775 – 11 giugno – 2020 245° dalla Celebrazione della prima Messa di San Vincenzo Romano

Il Parroco Santo di Torre del Greco (Napoli)

“L’indomani, Vincenzo celebrava la sua prima Messa nell’antica parrocchia di Santa Croce a Torre del Clero, una chiesa che per grandezza, bellezza e ricchezza di opere d’arte e di ornamenti, superava, a detta della S. Visita del 1742, « tutte le altre chiese parrocchiali di tutta la diocesi » ‘). L’altare maggiore aveva una tela del De Mura che raffigurava il ritrovamento della S. Croce per opera di S. Elena, madre di Costantino, e un tabernacolo a forma di torre

Una « monaca di casa », Teresa Frulio, è la sola a testimoniare nei Processi di un fatto straordinario che si sarebbe verificato quel giorno. Val la pena ascoltare il colorito racconto della vecchietta che, a 92 anni, aveva ancora tanta foga da travolgere il povero notaio che raccoglieva la sua deposizione: « Io vidi tutta la chiesa uno splendore come un Paradiso. Io mi trovai entrando, ed egli (il Beato) stava uscendo alla sagrestia quando viddi questo grande splendore. Rimasta sbalordita guardavo le mura, e vedevo che non erano mura, ma come specchi fini lustri lustri, e tutta la chiesa era una illuminazione in modo che non si distinguevano la gente. E vi dico che non posso esprimere con le parole lo splendore e l’illuminazione che vedevo… l’avreste dovuto vedere anche voi per capirlo… che bella cosa… quello che si scrive niente si scrive, perchè era una cosa gagliarda… non so esprimermi altrimenti; l’avete da vedere per spiegarla, anzi non potreste nemmeno spiegarla. Tutto questo splendore ed illuminazione partiva dalla sua persona (dal Beato), e questo suo splendore riverberava per tutte le mura della chiesa, in modo che non ci parevano (cioè scomparivano) le mura, ma erano divenuti tanti specchi, come ho detto. Questo stesso splendore gagliardo …lo accompagnò dalla sagrestia per la chiesa, che è ben lunga, e fin sopra l’altare. Quando egli arrivò all’altare e si fece la croce per incominciare la Messa, prima del Confiteor intesi una voce che disse: Non ci è. prete qua più santo di questo che è uscito a dir Messa e sparì lo splendore. La chiesa ritornò ad essere come è. Vidi la gente che assisteva e che prima era ingombrata dal cennato splendore. Ho visto qualche altra Messa novella, ma non mai ho visto una cosa simile. La voce che intesi, l’intesi con l’orecchio e con tutti i sensi, e veniva dal cielo… e intuonava per tutta la chiesa. La voce non fu voce ordinaria umana, ma fu cosa di Dio… voi non potete scriverlo… scrivete come vi dico… che là ce la vediamo (cioè: saprete in Paradiso che dico la, verità) …scrivete come dico io che dico bene. No no, non era voce d’umano, ma voce santa dal cielo. L’illuminazione fu tale che somigliava e nascondeva i lumi tutti dell’altare, nè tutti i lumi del mondo potevano fare quella illuminazione di Paradiso. Quando finì l’illuminazione di Paradiso ch’io vidi,restai attonita: e vidi poi che l’altare era con lumi secondo il solito, nè vi era nella chiesa apparato alcuno secondo il solito della Messa cantata, soltanto esso aveva la pianeta sopra ».

Queste ultime parole contengono una preziosa notizia: la prima Messa di Vincenzo fu celebrata con molta semplicità, non cantata e senza apparati. Quanto al resto, suor Teresa dovette dare grande pubblicità alla sua « visione » se anche altri, e tra essi stimatissimi sacerdoti, ne riferiscono nei Processi, in base però alla testimonianza della pia e fervida donna. In verità, quella apocalittica fantasmagoria non era necessaria per rendersi perfettamente conto del raccolto e intenso fervore di Don Vincenzo, dal momento che egli, e questa volta i testimoni sono moltissimi e gravi e si appellano a una lunga esperienza personale, non smise mai di celebrare il divin Sacrificio ogni giorno con l’entusiasmo e la pietà del primo giorno. Un sacerdote torrese, per esempio, testimonia: « io che da ragazzo… cominciai a sentire Messa di lui, ho veduto sempre che la celebrava con tanto fervore, esattezza di cerimonie e raccoglimento, che infervorava tutti che la sentivano ». Il fratello del Beato, Giuseppe, attesta della prima Messa di Vincenzo: « mi ricordo bene che nel dire la prima Messa fu di tale edificazione che tutto il popolo diceva: sembra un santo! come intesi io stesso che vi assistei come fratello e fui testimonio del suo raccoglimento, per quanto mi permise la mia divozione, giacchè allora io e tutta la famiglia ci comunicammo nella sua prima Messa »”.

Tratto da “Vincenzo Romano un parroco sugli altari “ – Salvatore Garofalo

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