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17 novembre 1963 : Beatificazione di Don Vincenzo Romano

Il 17 novembre 1963, Torre del Greco e tutto il suo popolo, visse una giornata di immensa trepidazione e gioia per la beatificazione del suo Parroco Don Vincenzo Romano. Il 17 novembre 1963, in una duplice celebrazione, nella Basilica di S. Pietro si ebbe la Beatificazione di Vincenzo Romano. La mattina si ebbe la lettura del decreto di Papa Paolo VI e lo scoprimento dell’arazzo del novello Beato nella Beato Vincenzo Romano icona Gloria del Bernini alle ore 10:34, invece nel pomeriggio alle ore 16 Paolo VI concluse la sua intensa giornata discendendo in San Pietro per venerare il nuovo beato Vincenzo Romano, elevato agli onori dell’altare al mattino con solenne rito, alla presenza dei cardinali componenti la Congregazione dei Riti, dinanzi ai quali era stata fatta lettura di un breve apostolico. Con circa settemila pellegrini giunti da Torre del Greco, ove Vincenzo Romano si spense il 20 dicembre 1831, da Napoli, Pozzuoli e da altre città della Campania, c’erano il cardinale Castaldo, arcivescovo di Napoli, con i vescovi ausiliari, il sindaco di Torre del Greco Antonino Maglione con la Giunta e il gonfalone, gli alunni del seminario maggiore di Napoli e del seminario vescovile di Pozzuoli. Il Papa, dopo aver assistito alla benedizione eucaristica impartita nella basilica dall’ausiliare di Pozzuoli mons. Sorrentino, ha pronunciato un discorso, nel quale, soffermandosi specialmente sull’ufficio di parroco che per circa quarant’anni il Romano esercitò a Torre del Greco, ha detto: “Il parroco a nulla è estraneo, tutti conosce, tutti conforta, tutti ammonisce, tutti benefica. Anzi la sua carità da individuale si fa sociale, da spirituale anche professionale ed economica, se ciò è richiesto da quel bene delle anime che per un parroco è suprema lex. Il beato Vincenzo ci dà a questo riguardo un bellissimo esempio, quasi precursore della carità sociale della Chiesa ai nostri giorni, organizzando ed assistendo i pescatori di corallo, che a Torre del Greco erano e sono tuttora numerosi, laboriosi e bisognosi! Così che egli merita che noi lo consideriamo “d’attualità” come esempio di virtù di cui il nostro tempo ha manifesto bisogno. Perché è di sacerdoti zelanti, è di parroci santi di cui soprattutto abbisogna oggi la Chiesa: essa ne celebra una nuovo in paradiso, possa essa annoverarne una moltitudine nuova anche nel mondo presente!”. A Torre del Greco invece i cittadini che non partirono per Roma si riunirono nella Basilica di Santa Croce, addobbata con fastosi arazzi dentro e fuori. La chiesa era stracolma di fedeli e qui ci fu una sorta di radiocronaca delle celebrazioni romane. Infatti i sacerdoti presenti in Santa Croce, ricevevano notizie direttamente dal Vaticano, attraverso un incaricato al telefono in sagrestia.
Alle 10:34, con lo scoprimento dell’arazzo del Beato Vincenzo Romano nella Gloria del Bernini della Basilica di San Pietro, ci fu’ l’annuncio dell’avvenuta beatificazione: il campanello vicino alla sagrestia iniziò a suonare, cosi come le campane del campanile di Santa Croce e successivamente anche tutte le campane delle chiese di Torre del Greco. Il popolo torrese colmo di gioia si liberò dalla trepidante attesa attraverso applausi e pianti, dando vita a momenti cosi concitati che non si possono descrivere, ma solo viverli per chi li ha vissuti direttamente.

Articolo di Luigi Ascione uscito sul giornale torrese “La Torre” il 27 novembre 2013.

Gli addobbi all’esterno e all’interno della Basilica di Santa Croce (Torre del Greco) furono realizzati dalla ditta Vincenzo Sorrentino junior (ndr : la ditta in cui ha lavorato mio padre Ascione Gennaro).

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